
Vi sottopongo provocatoriamente due riflessioni e un epilogo.
1° riflessione - Inghilterra : fino alle soglie della cosiddetta Rivoluzione Industriale lo Stato riservava sufficienti estensioni di terreno ad uso pubblico gratuito. Gli abitanti del posto potevano raccogliere legna e frutti spontanei per il proprio fabbisogno, nonché far pascolare i propri animali. Questo consentiva la sopravvivenza a un consistente strato popolare privo di mezzi.
Erano comunisti senza saperlo : la proprietà pubblica dei mezzi di produzione (e del territorio) non è forse uno dei cardini del comunismo ?
Poi cambiarono gli equilibri economico-politici ; le proprietà pubbliche vennero vendute ai privati (privatizzazioni !). I fondi vennero recintati per dissuadere chiunque da entrarvi. Il popolo fu costretto a emigrare verso le città in cerca di occasioni per sopravvivere. Le prime industrie ebbero abbondante mano d'opera a costo minimo, sfruttabile a piacimento (flessibilità !).
2° riflessione - Risorgimento italiano. Anche lo Stato Borbonico destinava ad uso pubblico gratuito vaste estensioni di terreni, in tutte le regioni. Era numerosa la popolazione che riusciva a sopravvivere grazie a questi « usi civici ».
Era comunismo ante litteram anche qui, realizzato da secoli.
Poi arrivo' l'invasione da parte del Piemonte, a cui non sembrò vero di poter vendere tutti i terreni per fare cassa. Si formarono grandi latifondi, e la popolazione ridotta alla fame fu costretta a emigrare in massa verso le Americhe.
(Fra parentesi : era questo che volevano i tanto decantati patrioti che cospiravano in favore dei Savoia ?)
Epilogo - I due paragrafi precedenti riguardano uno solo degli obiettivi del comunismo : porre un argine alla proprietà privata. Non sarebbe sbagliato se ci riflettessero i politici locali, che si sentono in imbarazzo a dichiararsi comunisti o a parlare del comunismo. Tradotto nella realtà attuale, l'obiettivo della proprietà pubblica puo (deve!) essere sostenuto a spada tratta per gli acquedotti dell'acqua potabile, per evidentissimo interesse pubblico, ma ci sono molti altri settori in cui questo ideale comunista può essere propugnato. Un elenco lo potrebbero fare gli stessi nostri politici, se non fossero culturalmente anestetizzati.
Mi fermo qui, ma sono ragionamenti che andrebbero ampliati.
P.S. Un tarlo mi rode : trovo sospetta la coincidenza fra la dissoluzione dell'Unione Sovietica e l'improvviso ripensamento politico della dirigenza del PCI di allora. Infatti gli ideali sono ideali : che l'esperimento sovietico (chiamiamolo così) fosse in corso o che fosse cessato, che cosa cambiava? Non sarà che le mammelle a cui erano attaccati hanno smesso di dare rubli, per cui si sono attaccati a mammelle che davano e danno dollari?
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