Ormai è un “assalto alla diligenza”, un’azione di pirateria: quello che viene perpetrato nella mia terra è una speculazioneall’insaputa della cittadinanza, finché dorme, finché dormirà, finché rimarrà impassibile.
Ciò che dobbiamo fare è difendere, difendere il territorio, il paesaggio, il diritto alla vita che la persona ha ben ragione di scegliersi. Resta un dubbio, un dubbio solo, quasi amletico: lotto o mollo perché perdo tempo? Cerco altri mondi, altra cultura, altra disponibilità? La risposta però viene repentina, quasi subito: “lotto” perché non mi muovo per effetto nimby, vale a dire “non nel mio didietro (purtroppo questa è la traduzione vera e letterale)”. L’impulso a reagire è sacrosanto perché esiste un codice planetario che ci guida.
Lo ha spiegato bene Serge Latouche:“l’umanità consuma il 30% in più della capacità di rigenerazione della biosfera e se tutti vivessero come i nostri amici americani ci vorrebbero sei pianeti per soddisfare queste esigenze”. Anche noi Italiani però non scherziamo, come i Francesi. Ogni Americano consuma circa 90 tonnellate all’anno di materiali vivi, un tedesco 80, un italiano 50, cioè 137 chili al giorno. Come sa esprimere solo la proporzione matematica, siamo certamente votati al collasso.
Anche tra le colline borgodalesi e la piana di Santhià, tra Saluggia e Cavaglià (circa 30.000 ettari) esiste un Piano che sottrae alla gente del luogo terra da coltivare, spazio abitativo, visivo, vitale. Il movente è il denaro pubblico o privato, sono le casse comunali vuote, le menti imprenditoriali avide, le decisioni delle amministrazioni compiacenti, assuefatte e cieche, la pianificazione territoriale inefficiente.
Ormai non si tratta più né di destra né di sinistra “Capitalismo più o meno liberista e socialismo produttivista sono varianti di uno stesso progetto di società della crescita, fondato sullo sviluppo delle forze produttive” continua Latouche “Tutto è legato alla disponibilità finanziaria e i diritti sociali si devono meritare”.
Più nulla è patrimonio comune o patrimonio dell’umanità: tutto può essere comprato, fatto proprio dagli agenti economici. In questo modo stiamo assistendo allo smercio a basso prezzo della ricchezza comune e del mondo” afferma per noi Riccardo Petrella.
Il patrimonio della mia terra erano la terra, l’acqua, l’aria, il suolo, la gente, la tradizione, il silenzio, lo spazio, la vista delle montagne alpine in lontananza, delle colline torinesi o monferrine. Le stiamo barattando con scorie nucleari, cave, discariche, rifiuti di ogni genere, centrali nucleari, impianti per produrre energia che ci costa più del risparmio, colate di cemento sproporzionate per strade, ponti, pilastri scriteriati, Alta Capacità che non servirà a nulla, inceneritori, promesse di sviluppo che non ci sarà perché mancano il buon senso e il coraggio di dire la verità.
La verità è che queste bocche voraci rodono non solo le nostre coscienze sopraffatte, ma corrodono le nostre tasche per arricchire la follia di queste scelte e minano o hanno già minato la nostra salute, ponendo serie ipoteche su quella delle generazioni future. Ci guadagneranno in pochi:“le imprese transnazionali” aggiungo transterritoriali, interregionali, “i responsabili politici, i tecnocrati e le mafie ( R. Petrella)”. A noi resterà poco: un territorio ferito, un paesaggio carsico, alcuni boschi danteschi creati a 25 metri di profondità (le cave saranno infatti profonde 25 metri e alcune lo sono già molto di più) per sopperire al piacere che non avremo più di cercare un bosco, un bosco vero. Qualche contenitore di rilasci radioattivi, qualche mostro in cemento, un treno vuoto in corsa folle verso Milano che pochi riusciranno a prendere saranno il risultato delle scelte di oggi. Per avere tutto questo basta non muovere un dito, guardare da un’altra parte fuorché dentro di noi, restare indifferenti, anzi il futuro è già qui, qui ed ora. Eccolo.
Ciò che dobbiamo fare è difendere, difendere il territorio, il paesaggio, il diritto alla vita che la persona ha ben ragione di scegliersi. Resta un dubbio, un dubbio solo, quasi amletico: lotto o mollo perché perdo tempo? Cerco altri mondi, altra cultura, altra disponibilità? La risposta però viene repentina, quasi subito: “lotto” perché non mi muovo per effetto nimby, vale a dire “non nel mio didietro (purtroppo questa è la traduzione vera e letterale)”. L’impulso a reagire è sacrosanto perché esiste un codice planetario che ci guida.
Lo ha spiegato bene Serge Latouche:“l’umanità consuma il 30% in più della capacità di rigenerazione della biosfera e se tutti vivessero come i nostri amici americani ci vorrebbero sei pianeti per soddisfare queste esigenze”. Anche noi Italiani però non scherziamo, come i Francesi. Ogni Americano consuma circa 90 tonnellate all’anno di materiali vivi, un tedesco 80, un italiano 50, cioè 137 chili al giorno. Come sa esprimere solo la proporzione matematica, siamo certamente votati al collasso.
Anche tra le colline borgodalesi e la piana di Santhià, tra Saluggia e Cavaglià (circa 30.000 ettari) esiste un Piano che sottrae alla gente del luogo terra da coltivare, spazio abitativo, visivo, vitale. Il movente è il denaro pubblico o privato, sono le casse comunali vuote, le menti imprenditoriali avide, le decisioni delle amministrazioni compiacenti, assuefatte e cieche, la pianificazione territoriale inefficiente.
Ormai non si tratta più né di destra né di sinistra “Capitalismo più o meno liberista e socialismo produttivista sono varianti di uno stesso progetto di società della crescita, fondato sullo sviluppo delle forze produttive” continua Latouche “Tutto è legato alla disponibilità finanziaria e i diritti sociali si devono meritare”.
Più nulla è patrimonio comune o patrimonio dell’umanità: tutto può essere comprato, fatto proprio dagli agenti economici. In questo modo stiamo assistendo allo smercio a basso prezzo della ricchezza comune e del mondo” afferma per noi Riccardo Petrella.
Il patrimonio della mia terra erano la terra, l’acqua, l’aria, il suolo, la gente, la tradizione, il silenzio, lo spazio, la vista delle montagne alpine in lontananza, delle colline torinesi o monferrine. Le stiamo barattando con scorie nucleari, cave, discariche, rifiuti di ogni genere, centrali nucleari, impianti per produrre energia che ci costa più del risparmio, colate di cemento sproporzionate per strade, ponti, pilastri scriteriati, Alta Capacità che non servirà a nulla, inceneritori, promesse di sviluppo che non ci sarà perché mancano il buon senso e il coraggio di dire la verità.
La verità è che queste bocche voraci rodono non solo le nostre coscienze sopraffatte, ma corrodono le nostre tasche per arricchire la follia di queste scelte e minano o hanno già minato la nostra salute, ponendo serie ipoteche su quella delle generazioni future. Ci guadagneranno in pochi:“le imprese transnazionali” aggiungo transterritoriali, interregionali, “i responsabili politici, i tecnocrati e le mafie ( R. Petrella)”. A noi resterà poco: un territorio ferito, un paesaggio carsico, alcuni boschi danteschi creati a 25 metri di profondità (le cave saranno infatti profonde 25 metri e alcune lo sono già molto di più) per sopperire al piacere che non avremo più di cercare un bosco, un bosco vero. Qualche contenitore di rilasci radioattivi, qualche mostro in cemento, un treno vuoto in corsa folle verso Milano che pochi riusciranno a prendere saranno il risultato delle scelte di oggi. Per avere tutto questo basta non muovere un dito, guardare da un’altra parte fuorché dentro di noi, restare indifferenti, anzi il futuro è già qui, qui ed ora. Eccolo.
Movimento Valledora.
Nessun commento:
Posta un commento