Nel guazzabuglio post elettorale, concretizzatosi con il dato catastrofico, evidentemente costruito da diversi fattori, sembrano essere problematici tre aspetti estremamente importanti
Il primo è la mancanza di coesione delle forza che avevano costituito La Sinistra L'Arcobaleno. Già il giorno dopo gli spogli elettorali, il deludente risultato ha agito come una forza centrifuga, disgragando la coalizione e proponendo/riproponendo le posizioni che (evidentemente) erano state, e anche male, accantonate durante la campagna. Sono partiti subito interventi (a mio avviso inopportuni) sul perchè del fallimento e su cosa fare per uscirne. E' ripartita la strombazzatura che vede i simboli centali nella lotta politica. Francamente ho l'impressione che questo tipo di analisi sia utile solo per avere visibilità, ma che non colga la complessità della situazione. Resta il desolante quadro di dirigenti che si distaccano da un'operazione politica (legittimamente..) ma lo fanno nel peggiore dei modi, ovvero senza un dibattito ed un confronto, dovuto almeno ai compagni "di base" ai quali gli stessi avevano dipinto, fino a poche ore prima, le bellezze e i fantastici scenari dovuti alla nuova organizzazione.
Il secondo aspetto è stata la sconfitta di una deriva istituzionale che ci ha portato ad essere presenti nelle "stanze del potere", intravvedendo in queste la possibilità di ottenere risultati programmatici e consenso da parte delle classi che pensiamo di rappresentare. Forse ci si è dimenticati che la rappresentanza istituzionale è, almeno per quanto ci riguarda, frutto della presenza nel sociale, e non, come spesso riguarda il resto della politica, il frutto di politiche clientelari e consociative. Anzi questa impostazione ci ha portato ad una omologazione con il resto della politica (la frase che ho sentito e sento di più è "siete/sono tutti uguali, pensano solo al proprio interesse) Francamente mi pare corretto. Se per ottenere qualcosa mi devo rivolgere al politico di turno, chi mi garantisce di più? Un democristiano (variamente ridenominato) o un "comunista"? Tra l'altro questa impostazione prevedeva anche che fossimo capaci di ottenere dei risultati, mentre in realtà siamo riusciti solo (e non sempre) a bloccare alcune situazioni, ma non ad essere incisivi, dando indirettamente ragione a chi ci ha indicati come "quelli del no a prescindere" connotazione vissuta in modo fortemente negativo dall'elettorato.
Il terzo ed ultimo aspetto è stata la carenza programmatica. I programmi della sinistra sono stati, a mio avviso, generici e non esaustivi.
Su alcuni aspetti, che sono stati determinanti per gli esiti della campagna, siamo poi anche reticenti. Io francamente non ho capito quali sono le proposte della sinistra sull'immigrazione. Ma anche sul Lavoro, quali sono le nostre proposte? Abbiamo rincorso walter sullo stipendio minimo garantito, ma mi sembra che di fronte alle posizioni di una confindustria e di gente come iachino, non abbiamo proposte efficaci e condivise. Abbiamo corso in difesa, disuniti, senza un orizzonte programmatico.
Forse è da qui che si deve ripartire. Penso che sia necessario ripartire facendo un'operazione di chiarezza innanzitutto tra la classe dirigente. Mi piacerebe che ci fosse un ricambio tra i nostri esponenti, con una gestione di transizione, che abbia però un termine prefissato, e il passaggio a nuovi soggetti di ciò che riguarda la gestione ed il coordinamento della formazione che nascerà.
Penso che sia inoltre necessaria una fase di eleborazione programmatica, definando proposte e progetto politico.
Non credo che l'attuale composizione del parlamento rappresenti la reale composizione sociale, ma penso che se non si riuscirà a rinnovare la nostra proposta politica sarà inevitabile la frammentazione della sinistra.
Oltre ai due punti sopra esposti vorrei anche ragionare su una posizione più chiara su altri temi, come ad esempio il servizio pubblico e la meritocrazia oppure sul sindacato.
Penso che sia importante, oltre ad una revisione strutturale, ripartire da un'analisi più precisa della nostra società, cercando di trovare sintonie con la realà che ci circonda, riprogettando orizzonti condivisi.
Massimo
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